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Quando Tropea, la splendida cittadina calabra, fu cantata dal Tasso nella Gerusalemme Liberata ("Tropea, la've del mar corrente / Rapido si rivolge indietro e torna " ), la sua fama era affidata a un'attivita prodigiosa, quasi incredibile che vi svolgevano i fratelli Vianeo: eseguivano, primi al mondo, operazioni di chirurgia plastica. E' rimasta celebre la lettera di un Cavaliere del XVI secolo che, avendo perso il proprio naso in battaglia per un colpo di spada, lo riebbe grazie a uno di questi interventi, con un trapianto di tessuti dal braccio. Una siepe di storia a picco sul mare: è questo Tropea con i suoi incantevoli affacci di Palazzi patinati dal tempo, tra una conca di verde, dove però il battito della toria, attraverso le crepe dei mattoni infiltrati di erbe selvagge, sembra riassorbito dalla natura e come biscottato dal sole. Eppure questa cultura restituita ai liberi elementi dell'aria e dell'acqua, della terra e del fuoco di ferragosto, riserva ancora una sorpresa, esprimendo se stessa, con la propria intensita naturale di luce, nell'opera di un pittore che è certamente il piu notevole del mezzogiorno d'Italia: Albino Lorenzo. Ha esposto a Torino e Milano, Roma e Venezia, Monaco di Baviera, Parigi e Rorbas/Zurigo. Ma non è ancora ben conosciuto per quel che la sua pittura vale. Egli agisce, per attenerci a immagini di mare, sull'estrema battigia di una tradizione che spinge fin qui, come in una spiaggetta appartata, le sue deboli onde, tutto intorno rotte e anzi polverizzate dalle aguzze scogliere delle vanguardie. Ma se gli azzeramenti o artefici di queste ultime gli sono estranei, il suo è tutt' altro che un mondo fossilizzato. Nei soggetti, è vero, acciuffa per gli ultimi lembi un repertorio contadino in accellerato processo di dissolvimento, aiutando 1' acutissima percezione con la memoria affettuosa di anni non lontani, in cui Tropea è il suo entroterra erano ancora così, con i mercati affastellati di cassette rosse di pomodori o luccicanti di pesce, con le coppole e i fagotti dei braccianti, con le ceste e sporte delle donne incupolate da grandi fazzoletti sulle largheggianti tonache nere, con le camicie barbaglianti sulle pelli conciate dei pescatori e dei paesani, con il transito solenne delle mucche e il trotterellare dei somari. Tutto un movimento, tutto un film quotidiano nell' animazione quasi violenta della luce, una luce che (effetto serra permettendo) rimarrà tale per sempre, e per sempre, grazie ai quadri di Lorenzo, rievocherà nei suoi guizzanti, balzanti dialoghi con 1'ombra, nel suo caldo annidarsi tra quei mattoni, nelle mille improvvisazioni della sua metereologia, questa ( quella ) caleidoscopica Tropea campagnola e genuina, brulicante come il crescere a vista d'occhio della vegetazione di qui.Caleidoscopio ricco di neri e di bruni, caleidoscopio terroso, ma spezzato da infiniti frammenti di specchi d'Archimede ( Siracusa è a un volo di piccione ) che vi accendono fervide combustioni, magistrali colpi di luce che la mira di Albino Lorenzo, occhi socchiusi come un classico dell'impressionismo,nell'accostare e ritrarsi dello sguardo, non fallisce: rendendo la pittura simile a un tessuto tutto vivo. Nei soggetti, dunque, 1'artista è quasi alla rievocazione: ma non di "altri" tempi, bensi di tempi ben stampati nel caldo ricordo di una giornata siapure conclusa e al tramonto, testimoniata ancora dalla carezza ormai orizzontale del sole. Non risulta invece in nessun modo rievocativo o nostalgico lo stile, per quanto immune dalle sperimentazioni da tempo in atto - e ormai accademicamente - nelle capitali dell'arte. Molti anni fa si sarebbe parlato di "realismo", è termine che non si addice alla leggerezza ruvidamente elegante di Lorenzo, a una schiettezza d'umanita che non programmaticamente fotografata dal di fuori, come spettacolo populista, ma che si esprime dal di dentro, come combaciante impulso del soggetto artista con il soggetto artistico, con il tema. Un realismo, comunque e semmai, senza deformazioni espressionistiche, o le cui deformazioni, d' istintivo piglio, sono puri aggiustamenti di un occhio istantaneo, secondo un filone naturalistico che oltrepassa all'indietro lo stesso impressionismo per ricongiungersi ad antiche matrici anche calabresi, fra i contrasti luministici di Mattia Preti e le confinanti rapidita, coloristicamente sontuose e pregnanti, di Luca Giordano. Dunque un rivolo della pittura che è disceso liberamente da quelle vette dell' entroterra storico, tra salti e sterzate, come i torrenti che un tempo allietavano lo scosceso territorio tropeano, ricchi di anguille, anguille e virgole del pennello, brevi e luminosi illagamenti del colore. |
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Michele Cascella ....Queste pitture, e questo pittore, mi hanno di colpo ringiovanito, perchè‚ mi hanno riportato ad un'epoca remota, che non esiste più... Ecco dunque un pittore-pittore, autentico, innocente (va bene, d'altri tempi; ma con questo ?), istintivo, senza "self control" senza problemi spaziali, ermetismi; uno che dice pane al pane, che rimane pur semper 1'origine e il fine della pittura. Mario Portalupi E' pittore annotatore della vita che si svolge in quei torni calabresi: le figure umane e gli animali che vanno e vengono sotto il sole, che spandono lunghe ombre al loro passare; e dipinge la gente dei mercati, un mondo sempre in movimento, svelto, attivo entro spazi di proiezione pronunciatamente prospettica. La presa sulle coscienze è facile. Facile, per il personale modo naturalista - mosso, lirico di questo serio artista che dipinge a "macchie" larghe di colore, andando da un rosso vermiglio ritrattistico al bruno lacerato dal chiaro avorio degli sbattimenti solari nell'appena accennato paesaggio calabro. Luigi Servolini Lavora d' istinto, con foga, da vero poeta; ed i riferimenti che si potessero trovare in una naturale ripresa dell' atavico filone impressionista non sarebbero che elementi casuali, dal momento che questo maestro ha, tutta fortemente sua, un' intuizione "luce - movimento - forma", che ne caratterizza il dipingere, distaccandolo, ripetiamo, da chiunque. Il rapido e quasi aggressivo procedere della pennellata, 1' estrema sintesi per il disegno e per la plastica delle figure, 1' astrazione atmosferica raggiunta nelle composizioni hanno trasfigurato ormai ogni possibile discendenza anedotica dalla pittura meridionale in visioni di gusto attuale, nelle quali attenzione al particolare e veristica focalità sono per sempre cancellate. E si puo anche credere ad una bravura calcolata: ma di fatto così superlativa ed eccezionale, che dobbiamo poi subito riconoscere come 1'artista non sia sceso mai un attimo al mestiere, di gran lunga da lui superato.
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